Hai deciso che è ora di automatizzare il tuo business online. Sei stanco di copiare e incollare email, di aggiornare fogli Google a mano, di rispondere sempre alle stesse domande. Ti hanno detto due nomi: Make e Zapier. E adesso sei lì, con due schede aperte nel browser, che ti chiedi quale dei due fa al caso tuo.
Ti capisco. Sono i due strumenti più citati quando si parla di automazione no-code, e a prima vista sembrano fare la stessa identica cosa: collegano le tue app e fanno passare i dati da una all’altra senza che tu scriva una riga di codice. Ma sotto il cofano sono molto diversi. E scegliere quello sbagliato significa pagare di più del necessario, o sbattere contro un muro proprio quando il tuo business inizia a girare.
In questa guida facciamo chiarezza. Niente confronto da brochure. Ti spiego come ragionano davvero questi due strumenti, quanto costano sul serio nel 2026, in quali scenari concreti uno batte l’altro, e quali errori vedo fare a chi parte senza una bussola. Alla fine saprai quale scegliere – e, soprattutto, perché.
In sintesi: Make o Zapier in 5 punti
- Zapier è il più semplice da usare e ha il catalogo di integrazioni più ampio (oltre 7.000 app). Perfetto se vuoi automazioni lineari e veloci, senza pensare troppo.
- Make (l’ex Integromat) è più potente e visivo: lavori su uno scenario a “moduli” collegati, gestisci logiche complesse e di solito spendi molto meno a parità di volume.
- Sul prezzo, Make è quasi sempre più conveniente: conta le “operazioni” in modo più granulare e i piani partono da pochi euro al mese.
- Sulla curva di apprendimento, Zapier ti fa partire in 10 minuti. Make richiede qualche ora in più per capire la logica visuale, ma poi ti ripaga.
- La scelta giusta dipende da volume, complessità dei flussi e da quanto tempo hai voglia di investire. Non esiste un vincitore assoluto.
Se questa è la tua prima automazione in assoluto, ti consiglio di leggere prima la guida definitiva alle automazioni per il business online: ti dà il quadro generale prima di scendere nel confronto tra i due tool.
Cosa fanno davvero Make e Zapier?
Partiamo dalle basi, perché qui si crea metà della confusione.
Sia Make che Zapier sono piattaforme di automazione no-code. Funzionano con la stessa logica di fondo: c’è un trigger (un evento che fa partire tutto) e una serie di azioni che vengono eseguite di conseguenza. Esempio classico: arriva un nuovo lead dal tuo form (trigger), e lo strumento lo aggiunge al CRM, gli manda una mail di benvenuto e ti avvisa su Slack (azioni).
La differenza è nel come ti fanno costruire questi flussi.
Zapier ragiona per “Zap”: una sequenza lineare, dall’alto verso il basso. Trigger in cima, poi step 1, step 2, step 3. È un elenco. Lo leggi come una ricetta. Questa semplicità è la sua forza: è quasi impossibile perdersi.
Make ragiona per “scenari”: una tela visuale dove ogni app è un cerchio (un modulo) collegato agli altri da linee. Vedi il flusso dei dati muoversi da sinistra a destra, puoi creare diramazioni, far tornare indietro i dati, gestire più rami in parallelo. È più simile a una mappa mentale che a una lista.
Beh, questa differenza visiva non è estetica. Cambia tutto quando i flussi diventano complessi. Su Zapier, una logica con tre condizioni diverse diventa difficile da leggere. Su Make la vedi a colpo d’occhio. Tienilo a mente, perché è il vero spartiacque tra i due.
Quanto costano davvero nel 2026?
Qui casca l’asino. Perché il prezzo non si misura in “quanto pago al mese”, ma in “quanto pago per ogni cosa che faccio”. E i due strumenti contano in modo diverso.
Come conta Zapier
Zapier conta i “task”. Un task è ogni azione andata a buon fine dopo il trigger. Se un tuo Zap, quando scatta, esegue 4 azioni, hai consumato 4 task. Il trigger di solito non si conta, le azioni sì.
Il piano gratuito di Zapier dà circa 100 task al mese e solo automazioni a due step. I piani a pagamento partono intorno ai 20-30 dollari al mese per qualche migliaio di task, e salgono parecchio man mano che cresci. Il problema è che i task si bruciano in fretta: un singolo lead che attiva 5 azioni sono 5 task, e se ne arrivano 50 al giorno sei già a 250 task quotidiani.
Come conta Make
Make conta le “operazioni”. Un’operazione è ogni singolo modulo che si attiva. Sembra uguale a Zapier, ma c’è una differenza enorme: Make è molto più generoso e granulare. Il piano gratuito dà circa 1.000 operazioni al mese, dieci volte quelle di Zapier. I piani a pagamento partono intorno ai 9-10 euro al mese per circa 10.000 operazioni.
Facciamo il conto su uno scenario reale. Immagina 1.000 lead al mese, ognuno dei quali attiva 4 azioni: siamo a 4.000 azioni mensili. Su Zapier potresti aver bisogno di un piano da diverse decine di dollari. Su Make, lo stesso volume rientra spesso nel piano base da meno di 10 euro. La differenza, su base annua, sono centinaia di euro.
La trappola tipica sui prezzi
L’errore che vedo più spesso? Scegliere il piano guardando solo il costo mensile della prima fascia, senza stimare il volume reale. Poi il business cresce, i task esplodono, e ti ritrovi con bollette a tre cifre senza capire perché. Prima di sottoscrivere, prendi un foglio e calcola: quanti trigger al mese, per quante azioni ciascuno. Moltiplica. Quello è il tuo consumo reale. Tutto il resto è marketing.
Facilità d’uso: chi ti fa partire prima?
Su questo non c’è gara: Zapier vince per il principiante assoluto.
L’interfaccia di Zapier è guidata, passo per passo. Scegli l’app del trigger, scegli l’evento, colleghi l’account, scegli l’azione. Ti accompagna per mano. In dieci minuti hai il tuo primo Zap funzionante senza aver letto un solo tutorial. Se sei una persona che si blocca davanti alle interfacce tecniche, questo conta tantissimo.
Make ha una curva più ripida all’inizio. La tela visuale spaventa, i moduli vanno collegati a mano, e per capire come passano i dati tra un modulo e l’altro serve un minimo di ragionamento. Le prime due ore sono frustranti. Lo dico con onestà.
Ma poi succede una cosa: una volta capita la logica, su Make costruisci automazioni complesse molto più in fretta che su Zapier. Quello che su Zapier richiede tre Zap separati incollati insieme, su Make è un unico scenario pulito. La fatica iniziale diventa un investimento.
Quindi la domanda vera non è “quale è più facile”, ma “quanto in là vuoi spingerti”. Per due o tre automazioni semplici, Zapier. Per costruire un sistema di automazioni che cresce con te, Make ripaga lo sforzo iniziale.
Potenza e flessibilità: dove Make stacca tutti
Qui Make gioca in un altro campionato, ed è giusto spiegare perché.
Make ti permette di lavorare sui dati in modo molto più fine. Puoi manipolare testi, fare calcoli, gestire array (liste di dati), iterare su più elementi, creare percorsi condizionali multipli. Hai dei “router” che dividono il flusso in più strade a seconda delle condizioni. Hai moduli che aggregano dati da più fonti prima di mandarli avanti.
Un esempio concreto. Immagina di ricevere un ordine con 5 prodotti dentro. Vuoi creare una riga in un foglio per ciascun prodotto. Su Make c’è un modulo “iterator” che cicla sui 5 prodotti e crea 5 righe in automatico. Su Zapier questa operazione è macchinosa e spesso richiede aggiunte a pagamento o workaround.
Zapier non è uno strumento debole, attenzione. Ha introdotto funzioni come Paths (i percorsi condizionali), filtri e formatter che coprono buona parte delle esigenze. Ma resta pensato per flussi prevalentemente lineari. Quando il tuo bisogno diventa “se succede A fai questo, se succede B fai quest’altro, e nel frattempo aggrega questi tre dati”, Make ti dà gli strumenti, Zapier ti fa sudare.
La trappola qui è opposta a quella del principiante: scegliere Make per due automazioni banali. Se non ti servono diramazioni e manipolazioni complesse, tutta quella potenza è peso morto. Stai pagando in tempo di apprendimento una flessibilità che non userai mai.
Catalogo di integrazioni: quante app coprono?
Questo è il punto dove Zapier ha ancora un vantaggio netto, e va detto.
Zapier integra oltre 7.000 applicazioni. È il catalogo più ampio sul mercato, punto. Se usi uno strumento di nicchia, un gestionale poco diffuso, un’app verticale del tuo settore, è molto probabile che Zapier abbia già l’integrazione pronta. Make ne integra diverse migliaia, in costante crescita, ma il numero assoluto è ancora inferiore.
Cosa significa in pratica? Prima di scegliere, fai una cosa semplice: fai la lista delle app che usi davvero ogni giorno (CRM, email marketing, fatturazione, e-commerce, messaggistica) e controlla che entrambi gli strumenti le supportino. Nella maggioranza dei casi le app più comuni – quelle che usi anche tu – sono coperte da entrambi. La differenza la fa lo strumento raro.
C’è un’ancora di salvezza per entrambi: il modulo HTTP/Webhook. Quando un’app non è integrata nativamente, puoi collegarti via API con una chiamata HTTP. Make rende questa operazione particolarmente flessibile, ma richiede un minimo di dimestichezza tecnica. Quindi anche se manca l’integrazione “pronta”, spesso una strada c’è – solo meno comoda.
Affidabilità, errori e gestione dei problemi
Un’automazione che si rompe in silenzio è peggio di nessuna automazione. Perché credi che tutto funzioni mentre stai perdendo lead o dati. Vediamo come si comportano i due strumenti quando le cose vanno storte.
Make ti mostra in modo molto chiaro dove un’esecuzione si è bloccata: vedi visivamente quale modulo ha dato errore e perché. Puoi impostare gestori di errori dedicati, ripetizioni automatiche, percorsi alternativi in caso di problema. Per chi gestisce flussi critici, questa visibilità è oro.
Zapier ti notifica via email quando uno Zap fallisce e tiene uno storico delle esecuzioni. È meno granulare nella gestione degli errori complessi, ma per automazioni semplici è più che sufficiente: ti accorgi del problema e lo sistemi.
Il consiglio operativo, valido per entrambi, è questo: non lanciare un’automazione e dimenticartene. Per i primi giorni controlla lo storico delle esecuzioni ogni mattina. Cerca i fallimenti, capisci perché succedono, sistema. Dopo una settimana di test sai se ti puoi fidare. È il passaggio che quasi tutti saltano, ed è quello che separa un’automazione solida da una bomba a orologeria.
Quale scegliere in base al tuo caso?
Basta teoria. Vediamo gli scenari concreti, così ti riconosci in uno di questi.
Sei all’inizio e vuoi 2-3 automazioni semplici
Scegli Zapier. Form che popola un foglio, lead che entra nel CRM, notifica su Slack quando arriva un ordine. Cose lineari, volumi bassi. Parti dal piano gratuito, fatti le ossa, e se i 100 task mensili ti bastano non spendi un euro. Zapier ti fa arrivare al risultato senza frustrazione, ed è esattamente quello che ti serve quando stai ancora capendo cosa automatizzare.
Hai volumi alti e vuoi risparmiare
Scegli Make. Se processi centinaia o migliaia di eventi al mese, la differenza di prezzo diventa imbarazzante. Lo stesso lavoro che su Zapier ti costa decine di dollari, su Make rientra spesso nel piano base. A parità di automazioni, su volumi seri Make ti fa risparmiare centinaia di euro l’anno. Il tempo che investi a impararlo lo recuperi in due mesi di bolletta.
Ti servono flussi complessi e condizionali
Scegli Make, senza esitare. Diramazioni multiple, manipolazione dati, iterazioni su liste, aggregazioni. Tutto quello che su Zapier diventa un puzzle, su Make è il pane quotidiano. Se la tua automazione contiene più di due “se questo allora quello”, sei nel territorio di Make.
Usi un’app di nicchia che solo Zapier integra
Scegli Zapier. Se il tuo gestionale o la tua app verticale esiste solo nel catalogo Zapier, la scelta è fatta per te. Lottare con webhook e API per replicare un’integrazione che altrove è pronta non vale il tuo tempo, soprattutto all’inizio.
Vuoi costruire un sistema che cresce con te
Scegli Make. Se la tua visione è un’infrastruttura di automazioni che si espande nei prossimi anni, parti subito sulla piattaforma più potente e più economica sui volumi. Cambiare strumento dopo aver costruito venti automazioni è doloroso. Meglio scegliere bene da subito.
L’errore più grande: pensare che siano un aut-aut per sempre
Voglio dirti una cosa che pochi dicono. Non sei obbligato a sposarne uno per la vita.
Molti business usano Zapier per le automazioni semplici e veloci, e Make per i flussi complessi e ad alto volume. È perfettamente legittimo. Anzi, è spesso la scelta più intelligente: usi lo strumento giusto per il lavoro giusto, invece di forzare uno strumento a fare ciò per cui non è nato.
Il mio consiglio pratico: se sei all’inizio assoluto, parti da Zapier per togliere l’ansia del “non ci capisco niente” e portare a casa qualche risultato veloce. Appena un’automazione inizia a diventare complicata o i task esplodono, ricostruiscila su Make. Imparerai i due strumenti per gradi, sul campo, automatizzando cose vere. È molto meglio che studiare tutorial nel vuoto.
E ricorda il principio di fondo: lo strumento non è il valore. Il valore è il tempo che ti liberi e gli errori manuali che elimini. Make o Zapier sono solo il mezzo. Concentrati su cosa automatizzare prima di ossessionarti su quale tool usare.
Domande frequenti su Make e Zapier
Make è davvero più economico di Zapier?
Nella maggioranza dei casi sì, soprattutto sui volumi medio-alti. Make conta le operazioni in modo più granulare e i suoi piani offrono molte più operazioni a parità di prezzo. Il piano gratuito di Make dà circa 1.000 operazioni mensili contro le 100 di Zapier. Detto questo, su volumi bassissimi e automazioni semplici la differenza in valore assoluto è piccola, perché entrambi hanno piani gratuiti che ti bastano. Il vero risparmio di Make si vede quando inizi a processare migliaia di eventi al mese.
Posso migrare le mie automazioni da Zapier a Make?
Non esiste un pulsante magico che trasferisce tutto in automatico: le due piattaforme costruiscono i flussi in modo diverso, quindi la migrazione è manuale. La buona notizia è che, una volta che hai capito la logica di un’automazione, ricostruirla su Make è veloce, e spesso ne esce una versione più pulita e ordinata. Il consiglio è migrare un’automazione alla volta, testarla bene, e solo quando funziona spegnere quella vecchia su Zapier. Mai spegnere tutto in un colpo solo.
Servono competenze tecniche per usarli?
Per Zapier praticamente no: se sai usare un foglio di calcolo, sai usare Zapier. L’interfaccia ti guida passo passo. Per Make serve un po’ più di ragionamento logico, perché lavori su una tela visuale e devi capire come passano i dati tra i moduli. Non è programmazione, ma è un gradino sopra. Se ti spaventa la parte tecnica, parti da Zapier e passa a Make solo quando ti senti pronto. In entrambi i casi non scrivi mai codice vero, è tutto no-code.
Quante app posso collegare contemporaneamente?
In teoria nessun limite pratico: sia su Make che su Zapier puoi collegare decine di app diverse nello stesso account e creare quante automazioni vuoi (nei limiti del tuo piano). Su Make, all’interno di un singolo scenario, puoi concatenare molti moduli di app diverse. Su Zapier, un singolo Zap collega un trigger e una serie di azioni che possono toccare app differenti. Il limite reale non è il numero di app, ma il numero di task o operazioni che il tuo piano ti concede ogni mese.
Cosa succede se supero il limite di task o operazioni?
Dipende dallo strumento e dal piano. In generale, una volta esaurito il monte mensile, le automazioni si fermano o vengono messe in pausa fino al rinnovo del ciclo, oppure ti viene richiesto un upgrade. Questo è il motivo per cui stimare il volume prima è fondamentale: ritrovarsi con le automazioni spente nel mezzo di una campagna, perché hai finito i task, è il genere di sorpresa che vuoi evitare. Tieni sempre un margine di sicurezza tra il tuo consumo stimato e il tetto del piano.
Conclusione: la decisione in una frase
Se vuoi semplicità immediata e usi app di nicchia, Zapier. Se vuoi potenza, risparmio sui volumi e un sistema che cresce con te, Make. E se hai dubbi, parti da Zapier per i primi risultati e tieni Make come destinazione naturale quando le cose si fanno serie.
Il vero passo, però, non è scegliere tra i due. È iniziare. Apri il piano gratuito di quello che ti convince di più, prendi la tua attività più noiosa e ripetitiva, e automatizzala oggi. Il primo flusso che gira da solo mentre tu fai altro è il momento in cui capisci di cosa stiamo parlando. Da lì non si torna più indietro.